Peris Brogi: l’uomo della svolta

Per la galleria dei ritratti di coloro che hanno lasciato il segno nella piccola storia della cooperativa, voglio parlarvi di una persona che è stata importante, quasi decisiva per certi aspetti della nostra vita “istituzionale”.  Vi parlerò di Peris (attenzione, proprio Peris e non Paris come lui stesso ci teneva a sottolineare) Brogi, questo il suo cognome molto più comune. La sua presenza segnò infatti un momento decisivo, quello in cui la cooperativa si svincolò dalla soggezione alla Usl, avviandosi verso una completa indipendenza. Fino ad allora La Proposta veniva vista quasi come una succursale del servizio di Psichiatria, usufruendo di quel personale e di tanti servizi in modo del tutto gratuito (telefoni, mezzi, locali, ecc.).

Tornando a Peris, a mio parere, aveva proprio “le physique du rôle” del vecchio dirigente comunista: fisico solido, faccia grassoccia dai tratti quasi slavi, uno sguardo che dietro gli occhiali sapeva essere obliquo, freddo e tagliente con i nemici e affettuoso e sorridente con gli amici. Aveva un passato anche quello tipico e che racchiudeva nella sua persona le due culture del compromesso storico.

Da piccolo, infatti, a Lucignano della Chiana, era stato un ottimo chierichetto, aveva perfino vinto un premio per un componimento di tema religioso.

Poi, una volta cresciuto, da bracciante era diventato il rappresentante sindacale dei mezzadri della Val d’Arbia.  Poi, salendo tutti gli scalini di una carriera politica sviluppatasi negli anni ’50 e ’60, arrivò negli anni 70 ad essere presidente della Amministrazione Provinciale. Ma la sua carriera, quando si avvicinò alla cooperativa era ormai in fase calante, da persona onesta qual era, aveva terminato il mandato in Provincia più povero di quando lo aveva iniziato e in breve era uscito dai giochi importanti della politica senese. Aveva così cominciato a occuparsi di volontariato ed era stato per diversi anni presidente della Pubblica Assistenza. Durante quel periodo portò a termine un accordo che definirei di non belligeranza con l’altra grande associazione di volontariato senese: la Misericordia. L’accordo si realizzò attraverso una serie di proficui incontri tra lui e il prof. Carnesecchi, in quel periodo a capo della Misericordia. Di nuovo la cultura del compromesso storico tra parte laica e parte religiosa si evidenziò ed ebbe poi un risvolto nella vita futura della cooperativa.

Per alcuni problemi familiari era entrato in contatto con la Psichiatria e quando fu chiaro che diventava necessario far uscire la cooperativa da un’area esclusivamente “uslina”, gli chiedemmo se potesse darci una mano. Accettò con entusiasmo e attraverso i buoni uffici di Costante Vasconetto, allora il primario del Servizio di Salute Mentale, che lo fece conoscere a tutti i soci, Peris entrò così nel C.d.A. della cooperativa.

La sua presenza quasi automaticamente portò un allargamento degli orizzonti mettendo a disposizione la sua vasta rete di conoscenze istituzionali che fece fare un vero e proprio salto di qualità. Il suo contributo era sempre al massimo livello, raramente si occupava di cose pratiche, ma suggeriva indirizzi, proponeva incontri, stimolava lettere di richiesta, poi erano gli altri che dovevano mettere in atto.

Nelle riunioni difficilmente stava zitto, abituato com’era alla dialettica politica e all’importanza della parola, interveniva su tutto ed a tutti i livelli. Il giovane presidente spesso era imbarazzato da quel suo interventismo così diverso dallo stile più discreto e silenzioso che gli apparteneva. Capitava spesso che gli ascoltatori finissero per pensare che i loro ruoli fossero invertiti, forse anche per via dell’età, Peris il presidente e lui il suo vice.

Quando fu necessario per la cooperativa andare ad una trattativa diretta con le Pie Disposizioni per redigere un contratto di affitto dell’Orto de’ Pecci, in qualche modo si ritrovarono davanti nel tavolo di trattativa Brogi ed ancora il prof. Carnesecchi, diventato il Rettore delle Pie. Conoscendosi e probabilmente stimandosi, al di là delle ovvie differenze, la trattativa andò speditamente verso un accordo e fu firmato un contratto, certo non simbolico, ma neppure esoso. Lo stesso contratto che tutt’ora è in vigore.

Peris era anche un ottimo compagno di pranzi e cene. In quelle occasioni faceva sfoggio della sua esperienza e dei ricordi di una vita.

Memorabili i suoi racconti di un viaggio in Cina che il partito gli aveva fatto fare negli anni ’50 come tappa della sua formazione politica, ricco di particolari strani e avvincenti che però all’ennesima volta che veniva riproposto provocava qualche sonnolenza negli ascoltatori, nessuno dei quali aveva però il coraggio di far notare che il racconto era ormai arcinoto.

D’altra parte, non conveniva interromperlo o tagliar corto perché immancabilmente tornava sul discorso lasciato a mezzo, facendo così valere il suo peso e la volontà di essere ancora al centro delle cose.

Quando si ammalò del male che lo portò via, ne fu pienamente cosciente e ne parlò con tutti come di un fatto prevedibile. Parlava del suo male come di un avversario politico e quando capi che avrebbe vinto lui non si disperò più di tanto.

Aveva avuto una vita lunga e piena, poteva anche accettare di essere vinto.