Se una sera all’Orto de’ Pecci fossimo nel 1326
Ci sono sere in cui All’Orto de’Pecci, è grigio. Pioviscola. Come stasera. C’è silenzio e immagino il silenzio di questo luogo in un tempo in cui il suo nome non era ancora questo. Potremmo essere, per dire, nel 1326 e mi chiedo chi incontreremmo uscendo adesso e percorrendo quella che ora è la strada che porta al ristorante ma che, se fossimo nel 1326, sarebbe l’arteria principale del Borgo Nuovo di Santa Maria. Sicuramente incontreremmo “immigrati” che vogliono diventare senesi e per farlo hanno dovuto costruire qui la mia casa.
Attraverseremmo, nel 1326, un borgo già densamente popolato perchè ci sarebbero già oltre 120 abitazioni.

Chi le occupava proveniva, nella quasi totalità dei casi, dal territorio dello Stato senese con poche eccezioni: c’è una famiglia di fiorentini, una viene da Pistoia, una da Grosseto, ce n’è un’altra che viene da Mercatale (quello in Val di Pesa?). Per il resto avrei potuto trovare famiglie di Torrita, di Sinalunga, di Montalcino, San Quirico, Asciano, Chiusure, Ancaiano, Orgia, Toiano, Abbadia a Isola e Montagutolo. Ma anche di Abbadia a Isola, Bettolle, Catelmuzio, Catignano, Cerrecchio, Chiusure, Maggiano, Montaperti, Montefollonico, Montepulciano, Monticchiello, Monticiano, Montisi, Orgia, Pari, Percenna, Roccastrada, Santa Colomba, Rofeno, Pieve di San Giovanni (a Cerreto), San Giusto, San Piero in Barca, Santa Maria a Sesta, Selvole, Serre (di Rapolano), Strove, Toiano, Usinina, Viteccio.
E a quest’ora del crepuscolo avremmo incontrato su questa strada, bianca, sterrata come adesso, uomini che rientravano dai loro lavori e sarebbero stati ecclesiastici, notai, maestri, medici (fanno sempre comodo), speziali, un macellai.
Persone di una certa dignità, comunque perchè le loro case dovevano, per disposizione comunale, valere da un minimo di 100 a un massimo di 200 lire.
E queste case, proprio come ogni quartiere progettato a tavolino, si snodavano lungo una doppia viabilità, avevano una fonte, la fonte di Porta Giustizia (dov’è oggi, in questo 2026? sotto il nostro ristorante), fondamentale per vivere, ma anche una chiesa, quella di San Luca, un mulino, e varie attività artigianali (qui c’era l’arte della lana, ad esempio). C’era terra coltivata ad orti anche allora? C’erano piante officinali? Piante da frutto? Forse nell’ampia valle c’era davvero spazio per tutto. Io non so se ne sarei stata capace.
E poi, certo, non saremmo stati soli, da qualunque luogo provenisdimo. Nel Borgo Nuovo di Santa Maria le proprietà ci raccontano che nuclei di una stessa famiglia originaria hanno acquistato case contigue, così come hanno fatto persone che hanno scelto di vivere a uscio e muro (alla lettera) con altri loro compaesani. Così Andrea di Frosino di Torrita acquista una casa contigua a quella del suo conterraneo Guglielmo di Risalito; così Guido di Dota che è “coinquilino” di Ghezzo di Benveuto che, come lui, viene da Toiano (peraltro, solo due o tre abitazioni accanto a loro ha trovato alloggio anche Mino di Rozzo che con gli altri due condivide il luogo di origine); Pietro di Aiuto e Ciampolo di Vivolo, probabilmente, avranno avuto modo, affacciandosi ai rispettivi usci, aperti l’uno accanto all’altro, di condividere qualche ricordo della loro natìa Sinalunga; Mino di Ventura da Montechiaro costruisce la sua abitazione accanto a quella di Fazio di Guidarello che viene dal vicinissimo insediamento d’origine della Pieve di San Giovanni a Cerreto. Cardo di Mino e Nasso di Mino sono, invece, verosimilmente fratelli e, dalla loro Abbadia a Isola, si insediano in due alloggi contigui, esattamente come fanno Nino e ser Paolo Sernini, di Sinalunga. Bene o male, Siena per questa gente è una terra straniera. E in una terra straniera ci si fa coraggio facendo gruppo e ricreando una micro solidarietà. Immaginiamolo così, stasera, l’Orto ma non posso non soffermarmi a pensare che il panorama che vediamo stasera,, invece, loro non potevano vederlo in quel 1326 (mica c’era la Torre del Mangia) e che poterono ammirarlo per poco tempo perchè, nel 1348, si abbatterà su Siena un asteroide chiamato Peste Nera destinato a cancellare vite, memorie, solidarietà. Un asteroide che spazzerà via l’intero Borgo di Santa Maria ed i suoi abitanti. Mah, intanto, per sicurezza, sono tornata al 2026. E speriamo sia meglio. Il futuro allora stava per diventare bigio come il cielo. Nuvole bigie che anche oggi abbiamo alle spalle. Ma noi chiudiamo la porta dell’Orto lasciando uno spiraglio aperto sempre per chi vorrà venire da noi.
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