Ci raccontiamo
Per festeggiare il nuovo sito della cooperativa ho pensato che fosse opportuno costruire una specie di galleria di volti e ricordi che da un lato ci riportano al passato ma che è necessario portarci dietro per non perdere mai le nostre radici. Saranno quattro, cinque ritratti di persone che hanno segnato la nostra storia.
Anche chi non ha avuto l’occasione di conoscerli di persona deve qualcosa a loro.
Il primo di questi ritratti è dedicato a Roberto Caracciolo, uno tra i soci fondatori, che ci ha lasciato tredici anni orsono.

Peris Brogi: l'uomo della svolta
Per la galleria dei ritratti di coloro che hanno lasciato il segno nella piccola storia della cooperativa, voglio parlarvi di una persona che è stata importante, quasi decisiva per certi aspetti della nostra vita “istituzionale”. Vi parlerò di Peris (attenzione, proprio Peris e non Paris come lui stesso ci teneva a sottolineare) Brogi, questo il suo cognome molto più comune. La sua presenza segnò infatti un momento decisivo, quello in cui la cooperativa si svincolò dalla soggezione alla Usl, avviandosi verso una completa indipendenza. Fino ad allora La Proposta veniva vista quasi come una succursale del servizio di Psichiatria, usufruendo di quel personale e di tanti servizi in modo del tutto gratuito (telefoni, mezzi, locali, ecc.).

Per Paolo Paolicchi
L’avventura terrena di Paolo si è imprevedibilmente e rapidamente conclusa in questi giorni, lasciandomi un po’ sgomento, come dopo ogni morte, ma anche per la considerazione che certe storie non si “raddrizzano” mai pur quando sembrano aver preso la strada giusta. In questi ultimi anni, Paolo, rimasto solo, ha vissuto in alcune residenze protette che gli lasciavano libertà di movimento e di iniziativa. Lo incontravo spesso, ci sentivamo per telefono, era ormai diventato per me un amico. Per ricordarlo, e ricordare le cose passate insieme, pubblico di nuovo questo pezzo che uscì sul “Verdeeblù” qualche anno fa e che ricapitola la sua vita ed il suo passaggio, tutto sommato positivo, in cooperativa.

Silvano
La storia di Silvano raccontata da Andrea Friscelli inizia descrivendolo: "aveva un muso da topo, occhi di pulce, bocca stretta e naso lungo, il tutto su un fisico minuto e rapido nel muoversi. Pensandoci meglio, più di un topo, poteva sembrare un furetto malandrino. Aveva una voce gracchiante, sgradevole e a volte incomprensibile, risultato di una grave sordità infantile che non era stata diagnosticata per tempo e che aveva lasciato quella spiacevole sequela. Ma non era l'unica disgrazia che gli era piombata sulle spalle fin dal suo venire al mondo"

Massimino
il ritratto di Massimo Braccagni che fu infermiere psichiatrico, ma soprattutto per un buon periodo, specialmente negli anni Novanta, il vero pilastro della “Proposta”.

Caro Roberto
Il vento gretto e malsano s’è portato via per sempre Roberto, ma nessuno di noi lo scorderà mai.